Retroscena di una vita da sommelier

condividi questo articolo su:

Tutti i giorni troviamo blog, recensioni, opinioni sul mondo del vino ma nessuno e dico nessuno, ci porta mai nel retroscena della vita da sommelier.

Voglio portarvi con me in un viaggio veramente unico, in quanto siamo troppo abituati a vedere foto di persone ben vestite, con calici alla mano e bottiglie prestigiose al fianco.
Voglio portarvi nella realtà, si quella che non viene millantata perché non è così bella da mostrare tanto quanto quella social.

Iniziamo dicendo subito che il sommelier non è per nulla una figura mitologica…

Non possiede il super-naso, ne tanto meno la bacchetta magica nel scegliere sempre il vino più adatto alle occasioni (anche se ci può andare vicino col tempo). Il sommelier non è altro che una persona “comune” che ha passato tutti e tre i livelli di un corso AIS, FISAR o quant’altro, per specializzarsi nel mondo vino.

Partiamo dal presupposto che se la persona completa il corso per passione (e non implementa) non vivrà tanto a lungo di rendita cosicché finirà per dimenticarsi buna parte delle nozioni imparate. Il vero professionista finito il corso, legge libri inerenti, svolge servizi, lavora in enoteche, cerca sempre vini nuovi e così via…
Questo solo per farvi capire che non tutti “sanno di vino”.

Finiti i vari livelli, il sommelier spesso comincia a dare disponibilità a serate, eventi, cene di gala. Ecco forse questo è il punto fondamentale… Finché non lavorerà in un
ristorante stellato (o troppo spesso all’estero) porterà avanti un “lavoro” dettato completamente dalla passione.
Le 6, 8, 10 ore in piedi vestito con smoking (magari in estate), a servire decine di persone, a spiegare tutto e più di vino, enologia, viticoltura, cantina, tecniche ecc. ecc. no, non valgono solo (spesso) 50€.

La gavetta. Si giusto la gavetta. In questo caso serve solo se un ristorante figo ti chiama a servire a Pasqua, Natale o ad un evento ben organizzato. Il resto è giocare sul “lo faccio per passione”. Anche se la passione non paga le bollette.

Ma torniamo a noi e alle retroscene da sommelier.

Nel 90% dei casi si apre una pagina instagram o facebook o un blog per pubblicare ogni bottiglia stappata. C’è chi insegue il sogno dell’influencer (1 su 100 raggiunge minimi risultati) e questo richiede tempo. Tempo, tempo, tempo, tempo e ancora tempo. Quando sottolineo tempo è perché veramente non basta una bella foto. Ne servono venti. E poi bisogna editarle, modificarle e pubblicarle con una descrizione dettagliata. Condividere risultati ed opinioni. Ripetere ogni giorno. Tempo appunto.

Ok, abbiamo capito che in questo ambito, che tu sia un professore, che pubblichi video o foto o che tu serva in un ristorantino, finché non sarai l’eccellenza, non sarà mai un primo lavoro. Voglio aggiungere queste due esperienze che saranno capitate a tutti i colleghi.

Quando diventi sommelier ogni volta che andrai a mangiare con la famiglia tu sarai quello che assaggia (a prescindere), ma soprattutto che obbliga a prende la bottiglia.
Ma non ci trovo nulla di male! Per non parlare delle feste. Spesso nelle occasioni speciali si vuole alzare l’asticella e ricercare vini del tutto particolari. Bene, se tutti non saranno
d’accordo con te, anche qui sarei quello del “bisogna trovare chissà che vino solo perché è sommelier”. HA HA HA…

Forse pensate che io sia critico ma è così. E’ il sistema.

<< Allora vuoi dirmi che tutti i sommelier fanno questo per passione? Nessuno guadagna? >>
Non proprio. Come vi dicevo prima, bisognerebbe entrare in ristoranti stellati. Ma li è necessario avere decine di anni di esperienza e non sbagliare veramente nulla.
D’altro canto si può sempre ambire a diventare professori di corso. Ecco forse l’unica vera “mansione” che riesce a non togliere troppo tempo e a darti soddisfazioni (anche economiche). Anche qui però l’esperienza dev’essere molto alta ma non solo, avere forti capacità comunicative e saper intrattenere una classe.
Sembra quasi semplice detto così vero?

L’ultima figura da tipico sommelier è quella del degustatore ufficiale, che assaggia 100 vini in una volta sola e ne dà giudizio; ormai poco usata e vi spiego il perché.
Oggi, dove i social son divenuti predominanti nelle nostre vite, i blogger e gli influencer, hanno spesso molta più voce in capito rispetto a veri professionisti perché muovono le masse, consumi. Quindi spesso questi recensori vengono preferiti a chi di vino ne ha davvero degustato tanto.

Ma allora, perché fare un corso se poi non ci sono sbocchi lavorativi? Beh, innanzitutto per me è una conseguenza. Vuoi specializzarti? Allora questo ti darà un notevole valore aggiunto. E’ rivolto agli addetti del settore: ristoratori, addetti al catering, lavoratori in una enoteca ecc. ecc. Serve non solo come titolo da esibire ma anche come crescita personale.

Vorrei dirvi anche la mia personale opinione. Diventare sommelier è stata l’esperienza che mi ha cambiato perché mi ha dato la possibilità di condividere la passione e la cultura.
Questo…questo batte ogni retroscena.

 

Ti è piaciuto questo articolo?
Condividilo su :

Articolo precedente
Damijan Podversic Ribolla Gialla 2016
Articolo successivo
Cose che pochi winelovers sanno
TAG :

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

leggi anche…

Menu